Il tesoro di Como – Comunicato stampa

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L’intervento di ristrutturazione dell’ex teatro Cressoni, nel centro storico della città di Como, ha reso necessario l’avvio di un’attività di controllo archeologico delle attività di scavo. L’ex teatro Cressoni insiste su parte del sedime del convento di Sant’Anna, situato all’interno del perimetro della città romana.

L’identificazione di una stratigrafia di interesse archeologico ha motivato l’avvio di uno scavo, condotto sotto la direzione scientifica della dottoressa Barbara Grassi (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese) e realizzato da SAP Società Archeologica srl. L’indagine archeologica, in corso da due mesi, ha consentito di documentare le diverse fasi di vita di questo punto della città.

Il giorno 5 settembre è stato rinvenuto un contenitore in pietra ollare (pietra metamorfica tipica di alcuni settori delle Alpi e utilizzata fin dal I secolo d.C. per la realizzazione di pentole e contenitori per gli alimenti) in cui erano state riposte numerose monete in oro.

Il recupero del tesoro è stato effettuato alla presenza della dottoressa Barbara Grassi e della dottoressa Grazia Facchinetti (funzionario archeologo della Soprintendenza, esperta in numismatica antica) con l’aiuto di Annalisa Gasparetto, tecnico restauratore della Soprintendenza.

Il trasporto del tesoro presso il laboratorio di restauro della Soprintendenza è avvenuto grazie all’aiuto dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Monza, comandati dal Maggiore Francesco Provenza.

Il ripostiglio di Via Diaz è attualmente in corso di esame da parte degli esperti della Soprintendenza. Per ora non è possibile indicare il quantitativo delle monete, valutabile comunque in qualche centinaio di esemplari.

Per registrare tutte le informazioni utili ai successivi studi, è necessario rimuovere una moneta per volta riportando su fotografie ingrandite l’identificativo di ogni pezzo. Il microscavo del tesoro richiederà diversi giorni di attento e meticoloso lavoro di archeologi, restauratori e fotografi.

Questa operazione è particolarmente importante perché le monete si presentano impilate. Ciò suggerisce che le monete fossero divise in più gruppi, ognuno avvolto in tessuto o altro materiale deperibile. L’analisi delle pile dovrebbe chiarire il significato di queste divisioni. Inoltre, il microscavo dovrà consentire di verificare la presenza di tracce degli involucri.

Il ripostiglio è composto, per quanto visibile, solo da solidi, ovvero da monete d’oro del peso teorico di circa 4,5 grammi. L’esame delle prime 27 monete prelevate ha suggerito che il tesoro sia stato sotterrato nella seconda metà del V secolo. Finora sono state identificate emissioni degli imperatori Onorio, Valentiniano III, Libio Severo, Antemio e Leone I. Una datazione più precisa potrà essere fornita solo alla fine della classificazione delle monete e dello studio del complesso.

Oltre alle monete sono presenti alcuni oggetti in oro, per ora solo parzialmente visibili, e che potranno essere identificati solo alla conclusione del microscavo.

Grazie alla catalogazione degli esemplari monetali sarà possibile meglio definire il significato storico del rinvenimento e trovare una risposta ai numerosi interrogativi che pone. L’ingente quantitativo di monete sembra, comunque, orientare per una interpretazione come cassa pubblica piuttosto che come beni di in privato.